È successo di nuovo, per la seconda volta.
Seduto alla mia destra, su un volo per Brindisi, un giovane 90enne mi guarda. Dopo qualche secondo: “Sa, è la prima volta che volo e mi scuso se durante il volo dovessi disturbarla” – io lo rincuoro con un sorriso e incalza “le dispiace se scambiamo due chiacchiere? Questo mi aiuta a dimenticare il volo e a smussare la tensione…“
Ovviamente, annuisco nuovamente e con un nuovo sorriso, più grande e, per dare spazio al suo desiderio di condivisione (glielo si legge negli occhi), chiedo la destinazione di quel viaggio.
Sta andato a trovare la famiglia del Tenente degli Alpini con il quale ha combattuto durante la seconda guerra mondiale sul fronte balcanico. Lui purtroppo è venuto a mancare già da qualche anno, ma questa non ha tagliato il legame tra i due che si è esteso anche alle famiglie.
Mi perdo nei suoi racconti fatti di amore, speranza e un pizzico d’orgoglio, gli stessi che per anni ho ascoltato dai miei nonni, e non riesco a fare altro che ascoltare.
Mentre ascolto mi chiedo come possa una persona con questa esperienza temere un semplice volo, anche se il primo: ha vissuto lontano da casa, ha condiviso il sonno (poco) e il cibo (anche quello scarso) con ragazzi che vedeva per la prima volta, ha imparato a sopravvivere ad altri orizzonti.
È l’amore ad averlo tenuto in vita, quello per la sua famiglia e per la sua amata che per 3 anni lo hanno atteso con il terrore che quella cartolina potesse essere l’ultima…
Eppure ha paura di volare.
Ha paura di volare ma, nonostante tutto, ancora una volta coraggio in spalla si è messo in viaggio per incontrare e ringraziare quella persona che, sessanta anni prima, durante i momenti di sconforto mi dice lui “mi ha permesso di tornare a casa vivo, mi ha insegnato a trasformare la paura in desiderio e il dolore in amore“.
Eppure ha paura di volare…
Nei suoi occhi non ho letto neanche per istante la paura, solo l’orgoglio. L’orgoglio di chi non ha paura di mostrarsi, di chi non è abituato a nascondersi, a nascondere i sentimenti.
Purtroppo i suoi racconti devono interrompersi perché è arrivato il momento di sbarcare.
Gli stringo la mano, lo ringrazio per avermi fatto compagnia e lui con gli occhi pieni di orgoglio e un po’ luccicanti mi risponde “dovrei essere io a ringraziarti. Ma se quello che io, come tanti altri nonni abbiamo vissuto, è servito o servirà a farsi si che oggi tu possa essere un po’ più felice e ti possa sentire un po’ più libero, allora abbiamo vissuto per un motivo valido! E il tuo grazie lo accetto per questo! “
A questo punto sono io a essere in difficoltà…
Lo aiuto a recuperare i bagagli e ci facciamo compagnia fino all’uscita, dove ad aspettarlo c’è la figlia del suo Tenente.
Prima di salutarmi mi poggia la mano sulla spalla destra e mi dice “Tu sei giovane e noi non ci conosciamo, io non ho diritto di dirti quello che sto per dirti. Però, una cosa voglio dirtela… Mi pare di aver visto un anello da sposo, ecco, non so se avete o se avete mai parlato di figli. Eventualmente non dimenticate di raccontare dei nonni, dei tuoi nonni che come me hanno combattuto e sofferto senza mai perdere la speranza e l’amore… Racconta loro cosa siamo stati e quanto sia stato bello potersi abbracciare anche senza essersi conosciuti prima. Ricordateci!“
Sono in difficoltà per la seconda volta…
Però mi sento di confidargli un pensiero che, casualmente, avevo condiviso con mia moglie proprio qualche sera prima “In realtà io e mia moglie siamo in attesa del nostro primo figlio… Siamo carichi di amore, ma non possiamo negare qualche preoccupazione sia per il nostro esserne all’altezza sia per il periodo socialmente complesso che stiamo vivendo… Però proprio l’altra sera mentre lo sentivamo muovere con le mani poggiate sul grembo ho detto a mia moglie che mi piace pensare che una nuova vita porti con sé un pezzetto delle anime che lo hanno preceduto, genitori, nonni, bisnonni… Porti con sé un piccolo bagaglio di emozioni e sentimenti che sono stati vissuti da chi ha vissuto prima di lui… E in questa proiezione, che è vita, nuova vita, tutti vivranno per sempre… Non saranno ricordi, ma sarà nuova vita.“
Ci stringiamo la mano, mi guarda dritto negli occhi e poi si congeda…

Grazie Sig. Giulio!
Seguitemi nel viaggio (se vi va)
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