Soldi e motori: tale padre, tale figlio

padri e figli piloti

A proposito di Soldi e Motori…

Domenica si è conclusa la Global Money Week 2024, un evento promosso in tutto il mondo con l’obiettivo di sensibilizzare i più giovani sull’importanza di acquisire le conoscenze e i comportamenti più corretti per prendere decisioni finanziarie in linea con le proprie esigenze e possibilità. È stata anche, per chi segue i motori, l’alba della doppietta Ferrari al Gran Premio d’Australia.

Cosa hanno in comune? Il denaro: nel primo caso come argomento di educazione; nel secondo come risorsa necessaria per la realizzazione degli obiettivi. In entrambi i casi si tratta di scelte finanziarie.

Ma soffermiamoci sull’evento sportivo.

Al momento dei festeggiamenti una delle prime immagini trasmesse dalle Tv di tutto il mondo è stato l’incrocio di sguardi tra il pilota vincitore Carlos Sainz Jr. e il padre Carlos Sainz Sr., anch’esso pilota; un padre sempre presente durante tutti gli step della carriera del figlio.

Negli occhi di Carlo Sainz Sr. abbiamo potuto ripercorrere esperienze in cui a prevalere è stata la gioia, altri in cui lo è stata la tensione e la paura, ma anche intravedere il riflesso di un giustificatissimo orgoglio per l’impresa sportiva del figlio a quindici giorni da un a operazione di appendicite.

Gli occhi di Carlo Sainz Sr. sono gli occhi emozionati di molti padri che ho conosciuto, compreso il mio, a ogni traguardo raggiunto dal proprio figlio/a. Gli occhi di Carlo Sainz Sr. sono gli occhi che mi auguro di avere tra qualche mese…

Ritornando al racconto della domenica, la storia degli sport automobilistici presenta molti casi in cui i figli hanno ripercorso, o quanto meno ci hanno provato, la strada dei padri. In molti casi questo è avvenuto per esplicita volontà del padre. Il “tale padre, tale figlio” spesso lo è stato anche nei risultati, sia positivi che negativi.

Se penso alle “dinastie” di successo penso a Rosberg, Schumacher o Verstappen. A queste se affiancano altre che non sono riuscite nell’intento (vedi Trulli e Alesi), altre ancora che ci stanno provando (vedi Montoya e Wurz).

Ovviamente, a tutte queste si affianca l’esperienza di famiglie “normali” che sono riuscite a imporsi ai massimi livelli; Hamilton ne è la rappresentazione vivente.

Ciascuna di queste esperienze presenta almeno due elementi comuni combinati in maniera differente: la determinazione dei genitori nell’indirizzare o assecondare il proprio figlio verso gli sport automobilistici fin da piccolo e un importante sforzo economico. In ciascuna delle esperienze citate prima, il giusto mix tra soldi e motori (la passione) ha contributo nel risultato dell’iniziativa.

Di tutti questi casi, per rimanere ai giorni nostri, il caso più emblematico è quello di Max Verstappen, il pilota più giovane ad aver vinto tutto e ad aver collezionato record su record, figlio di Jos anche esso pilota noto molto più per il suo temperamento che non per le sue vittorie.

Si dice che Max sia stato “costruito a tavolino per vincere” dal padre Jos che, fin dalla tenera età ha imposto al figlio Max molti sacrifici e un atteggiamento molto duro per temprarne il carattere con l’obiettivo di farne un campione. Si può leggere di quella volta in cui, a seguito di un errore in gara, Jos abbia abbandonato per qualche ora un giovanissimo Max in un autogrill lungo le autostrade italiane.

“Non diventerai mai un campione di F1, farai il camionista o il pilota di autobus. Lo faceva perchè voleva farmi capire che quello che facevo in alcuni momenti non era abbastanza per coronare il mio grande sogno, voleva farmi migliora”

La determinazione del padre, come dicevamo prima, è stata sostenuta da un altrettanto importante sforzo economico. Non si conoscono i dettagli del caso ma, si stima che per portare un ragazzo dai kart alla Formula 1 servano dai 6 a 10 milioni di euro. La disponibilità della famiglia o, per i più fortunati, di eventuali sponsor fanno la differenza nella riuscita di un progetto e l’emergere di un talento.

Vista con gli occhi della famiglia Verstappen, quello sul figlio è stato un investimento di successo con un rendimento sopra ogni le più rosee aspettative: avere speso anche 10 milioni di euro e avere un figlio che ne guadagni circa 55 in una sola stagione. Ma quanti sono i Verstappen? Pochi, pochissimi.

Ho letto anche di Jean Alesi, pilota Ferrari degli anni 90, che per permettere al figlio Giuliano di correre una stagione in Formula 2 (serie cadetta della principale) ha messo in vendita la sua F40, iconico modello prodotta da Ferrari nel 1987 per celebrare i suoi primi 40 anni. E di Jarno Trulli, uno degli ultimi piloti italiani ad aver corso in Formula 1, che ha rinunciato al sogno suo e del figlio Enzo di gareggiare nelle categorie principali per mancanza di budget economico.

Ma veniamo a me… Essendo io un appassionato di sport automobilistici, uno di quelli che mette la sveglia alle 4 della domenica, fantastico sempre con mia moglie su un futuro da pilota nel nostro primo figlio. Mi vedo già nel giorno del suo quarto compleanno al bordo di una pista da kart… lui casco rosso, manine ferme sul volante e occhi stupidi per il momento.

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Non che mia moglie ne sia entusiasta (li considera sport pericolosi) però queste mie divagazioni ci danno spesso modo di riflettere sui due elementi di cui ho scritto sopra: l’impegno finanziario per sostenere un figlio, anche quanto i risultati dovessero dire il contrario; l’indirizzo della vita del figlio definito a tavolino da parte dei genitori.

È giusto progettare la vita dei propri figli? È altrettanto giusto indebitarsi per sostenerli?

Chiaro, ideologicamente siamo entrambi dell’idea che vadano assecondate le aspirazioni dei figli, come lo è stato nel nostro caso, ma comunque questo non è scevro da considerazioni che possano far vacillare le certezze se queste modificano il giusto mix tra determinazione e impegno finanziario.

Dalla nostra abbiamo il tempo, che ci potrà permettere di confrontarci ancora e scoprire gli interessi e le inclinazioni naturali… e “spintanee” verso gli sport automobilistici. Scherzo!

Ci saranno emozioni e momenti ancora da scoprire insieme e molte scelte che dovremo prendere per lui prima di arrivare a quel momento però su un punto siamo d’accordo: vorremmo essere bravi nel non considerare nostro figlio come una nostra seconda possibilità e sappiamo che evitare l’errore non sarà semplice.

Chiudo da dove sono partito, ovvero la Global Money Week 2024, perchè credo che non si è mai veramente preparati al ruolo di genitori da tutti i punti di vista, relazionali o educativi. Ancora meno dal punto di vista finanziario che non si limita al poterlo mantenere perchè, anche quando si hanno le disponibilità, bisogna essere in grado di gestirne correttamente i flussi per evitare che le scelte sbagliate dei genitori ricadano sui figli o possano precludere loro una possibilità. Su questo credo possano essere utili fare degli approfondimenti ulteriori.

PS. Io non ho mai ambito a una carriera negli sport automobilistici

Slow writing, fast thinking.

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